Percorso di PMA

PAOLA RAMPONE

PSICOLOGA

PAOLA RAMPONE

PERCORSO DI PMA

Anche la P.M.A. è considerata una maternità difficile, pur avendo implicazioni e basi differenti.

Procreazione Assistita psicologa psicoterapeuta Paola Rampone fossano

L’infertilità è considerata dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) una patologia. Per infertilità si intende l’assenza di concepimento dopo 12/24 mesi di rapporti mirati non protetti. La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) è una branca della medicina che nasce con l’obiettivo di studiare e di trovare una soluzione ai problemi di infertilità.

Primaria o secondaria, purtroppo, l’infertilità colpisce sempre più persone nei Paesi in via di sviluppo, a causa di malattie infettive, fattori ambientali e stili di vita.

Oggi esistono tecniche avanzate di riproduzione assistita in grado di offrire una speranza a molte coppie, ma i trattamenti per la cura dell’infertilità hanno involontariamente generato conseguenze sociali e psicologiche per l’individuo, come isolamento, stress, insoddisfazione, sofferenza, perdita di controllo, stigmatizzazione e in alcuni casi divorzio. L’incapacità di concepire è vissuta come una situazione di stress che coinvolge sia il singolo sia la coppia con notevoli ripercussioni sociali e sofferenza personale.

Ad esempio, in alcune culture la maternità è vista come l’unico modo per le donne di migliorare lo status della loro famiglia e della comunità.

L’infertilità è un’esperienza connotata da una serie di perdite: del figlio desiderato, della trasmissione del proprio patrimonio genetico, del bambino ideale,

della genitorialità, dei progetti di vita e dei traguardi prefissati, della funzionalità sessuale, della soddisfazione coniugale, del controllo sui proprio organi riproduttivi e del senso di normalità.

Inoltre introduce cambiamenti nella vita delle persone, sia interni sia esterni. Sono coinvolti molti temi dell’esistenza, la persona nella sua interezza e il confronto con i valori sociali: ciò è sempre poco osservato nella clinica, ma diventa evidente nella considerazione che la collettività ha della generatività e del concetto stesso di famiglia.

Con le innovazioni nel campo della medicina e della tecnologia è diventato molto più semplice diagnosticare e trattare casi di infertilità, portando però a valutarla come una condizione esclusivamente fisica piuttosto che psicologica e sociale. Le pazienti sono spesso rassicurate dai medici riguardo il loro livello di stress, ma gli aspetti psicologici sono relegati in secondo piano. Come risultato, lo stato psicologico dei pazienti può risultare trascurato, nonostante una ricca letteratura clinica sulle conseguenze psicosociali dell’infertilità.


EFFETTI PSICOSOCIALI DELL’INFERTILITA’

Nelle donne il processo di valutazione di diagnosi di sterilità può includere frequenti controlli dei livelli ormonali nel sangue e monitoraggi quotidiani del ciclo mestruale attraverso ecografie transvaginali; procedure diagnostiche più invasive includono isterosalpingografia, laparoscopia e isteroscopia.

Negli uomini invece è prevista l’analisi del liquido seminale, dei livelli ormonali, se necessario, e in alcuni casi l’esecuzione di ecografia e biopsia testicolare, per verificare ostruzioni dei dotti deferenti.

Per le coppie quindi è assolutamente umiliante sottoporsi a tali procedure. Le donne devono quotidianamente eseguire terapie ormonali che possono causare disturbi dell’umore, depressione, affaticamento, nervosismo,insonnia, mal di testa e nausea.

Le tecniche di fecondazione assistita attualmente in pratica nei centri di P.M.A. (procreazione medicalmente assistita) prevedono l’inseminazione intrauterina e procedure più invasive come ad esempio la fecondazione in vitro (in vitro fertilization, IVF), pratiche che possono causare un notevole disagio fisico e psicologico.

Forse una delle conseguenze emotive più difficili nell’infertilità è la perdita di controllo sulla propria vita.


LE REAZIONI DI FRONTE ALL’INFERTILITA’

C’è la convinzione che un figlio possa nascere se e quando si vuole, come frutto di una decisione razionale e consapevole della coppia, che sceglie di procreare dopo aver soddisfatto le proprie esigenze sociali (di studio, di lavoro) ed economiche. Una diagnosi di infertilità in pochi istanti fa sfumare tutte le proprie aspettative. Tale diagnosi pone la coppia in una condizione di forte sofferenza emotiva che ne mette in crisi il sistema di valori, i progetti e le speranze e che richiede un’attenzione non solo sugli aspetti fisico- corporei. L’infertilità viene riconosciuta, da un punto di vista psicologico, come una “crisi di vita”, come una ferita dell’identità soggettiva sia dell’uomo che della donna, fino a essere anche una ferita e un rischio sociale, inteso come una società senza eredi.

La crisi di infertilità, in quanto evento stressante, ha ripercussioni sull’autostima, sulla percezione del proprio corpo, provocando senso d’inferiorità, depressione e ansia. Le reazioni iniziali sono di shock, incredulità, sorpresa, diniego, seguiti dal bisogno di sapere e capire le motivazioni. Seguono atteggiamenti di rabbia di fronte al limite, collera e angosciaPossono subentrare senso di “indegnità”, sentimenti ambivalenti di vergogna per un profondo senso di inadeguatezza e invidia verso chi è in attesa o ha avuto un figlio. Il sentimento di perdita è simile a quello che viene provato quando ci si trova in una situazione di lutto vero e proprio.

L’infertilità per la coppia può inficiare le sfere della comunicazione, dell’attività sessuale e dei progetti futuri e dar luogo ad una situazione di conflitto e di isolamento sociale. Il non detto e il non dire è frequente nelle coppie sia per pudore e vergogna (senso di diversità) sia per “difficoltà” di esprimere il dolore e la sofferenza: vissuto di solitudine e incapacità di chiedere aiuto.

Se da un lato si genera una sorta di complicità legata al segreto della P.M.A., dall’altro può permanere un senso di imbarazzo, di pudore per come si potrebbe diventare genitori. Si constata una certa reticenza e riluttanza, incapacità a dare un nome all’esperienza emotiva, che aiuta a prendere distanza da quello che c’è, oltre a forme di somatizzazione (cefalee, coliti, tachicardie, contratture muscolo scheletriche).

 

La condizione legata ad un disturbo della fertilità può allontanare la coppia dagli aspetti relazionali ed espressivi della sessualità e di conseguenza i problemi sessuali sono piuttosto comuni. Procedure invasive, la sensazione di irruzione di estranei nell’intimità di coppia e la programmazione dell’attività sessuale possono determinare una diminuzione del desiderio e una riduzione nella capacità di abbandonarsi all’esperienza erotica. In generale, la condizione di infertilità modifica il significato dei rapporti sessuali, che da occasione di ritrovare legame e intimità possono diventare atti finalizzati esclusivamente al concepimento.

Le implicazioni emotive e psicologiche di fronte alla scelta e alla decisione di ricorrere alla P.M.A. sono profonde e complesse: impatto sulle credenze e valori personalivalori religiosi ed etici della persona e della coppia, necessità del confronto con il mondo esterno alla coppia. Si genera un processo di escalation su “cosa fare e cosa siamo disposti a fare che va in parallelo alla gradualità dei trattamenti“.

In conclusione la condizione di infertilità per la maggior parte delle persone è un’esperienza molto dolorosa: la propria immagine viene “attaccata” a tal punto da dover rivedere la percezione di sé, come uomo e come donna in una prospettiva nuova e del tutto diversa.

Questa esperienza richiede una ristrutturazione del Sé e un ripensamento dei propri valori morali, etici. L’insuccesso del trattamento medico può comportare una crisi esistenziale con severe reazioni emotive; il lutto dopo il fallimento dei cicli di PMA può diventare persistente e pervasivo nel tempoL’aiuto psicologico può prevenire il sentimento di perdita cronico e irrisolto.

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Paola Rampone è psicologa e psicoterapeuta esperta nell’utilizzo della fotografia in ambito clinico, specializzata nel trattamento di diverse problematiche.

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