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ARRABBIARSI FA BENE ALLA SALUTE

WORKSHOP

PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA PAOLA RAMPONE

FOTOGRAFIAMOCI DENTRO

Il progetto “Fotografare dentro” è stato strutturato e ideato per la Casa di Reclusione di Saluzzo Rodolfo Morandi e nello specifico per i detenuti inseriti nel braccio “alta sicurezza”, per dar modo loro, di iniziare un percorso di risocializzazione e di reintegrazione.

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Il progetto, in cui le figure professionali dello psicologo e del fotografo interagiscono continuamente, integra alcune tecniche della Fototerapia e del Photolangage –metodo che si serve della fotografia come strumento di mediazione di pensieri, parole ed emozioni in gruppo; favorendo la simbolizzazione, l’insight e l’accettazione delle diversità (di Alain Batipste e Claire Belisle e approfondito da Claudine Vaccheret).

Verrà utilizzata anche la tecnica del Caviardage una tecnica che ha riscontrato molto successo in attività  laboratoriali realizzate prevalentemente con adolescenti ed adulti, in laboratori dedicati all’Arte Postale o alla Scrittura Creativa. A tutti prima o poi capita di voler scrivere poesie ma spesso il foglio bianco ci incute timore, allora perché non cercare la poesia nascosta in una pagina di libro strappata a caso?

Da semplici annerimenti possono uscire capolavori artistici.

L’aspetto innovativo di questo progetto è l’approccio scientifico di ricerca, volto a dimostrare come il suo utilizzo possa essere utile a raggiungere fini come la socializzazione e il reinserimento sociale. Il progetto ha la durata di almeno sei mesi con incontri settimanali di circa due ore cadauno e si articola e struttura in modo da accompagnare I detenuti in un percorso fotografico e di esplorazione delle emozioni attraverso le fotografie ed immagini varie.

La creazione di un FOTOLIBRO è l’obiettivo finale in cui fotografie reali piuttosto che immagini di giornale che più evocano immagini a loro familiari, vengono fatte ed utilizzate per la creazione del loro libro che viene dedicato ad una persona. L’intento finale è di suscitare inizialmente emozioni senza ricorrere alla parola (linguaggio preferenziale) per poi dare voce a ciò che emerge attraverso la comunicazione pre-verbale.

Immagini che risvegliano e che ri-creano e ri-generano e permettono alla propria resilienza di rigenerarsi, proiettandosi in modo più libero, bipassando i propri meccanismi di difesa.

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Un gruppo di lavoro che da anni opera in ambito formativo e terapeutico attraverso l’uso dei linguaggi artistici ed espressivi.

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